Un incontro un po’ speciale

Ashtanga Yoga e persone con disabilità intellettiva o relazionale di Giuliano Vecchiè

Ho incontrato 6 ragazzi veramente speciali. Sono venuti a praticare, nel nostro centro in via degli Orti, 44 a Bologna, gli allievi di Olga, uno dei soci fondatori dell’ Aybo, insegnante di Ashtanga yoga e mia allieva. Spesso mi diceva che le sarebbe piaciuto portare in una palestra normale i suoi ragazzi ai quali insegna Ashtanga Yoga presso il Centro per la gestione della disabilità intellettiva e/o relazionale, dove lavora, ma era titubante, riteneva che i ragazzi non fossero pronti a un passo così importante, e che avessero ancora bisogno di alcuni elementi che sono costanti nella loro pratica: la stanza dove abitualmente eseguono l’attività, il muro come punto di riferimento dietro ad ogni allievo e il fatto che non hanno mai praticato e né sono mai stati corretti da altri insegnanti.


Incontro

Olga Garuglieri è un educatrice che lavora in un centro diurno. Sei anni fa ha iniziato un corso di Hatha Yoga  con alcuni ragazzi. L’entusiasmo con cui hanno accolto questa disciplina l’ hanno stimolata a cercare modalità di insegnamento sempre più efficaci. La decisione di creare nel 2008 un corso di Ashtanga Vinyasa Yoga  è maturata proprio  dall’osservazione comportamentale di alcuni allievi che, nonostante le buone  abilità di base e cognitive, non riuscivano, dopo alcuni anni di Hatha Yoga,  a fare quel “salto” che Olga si aspettava, a livello di attenzione, di concentrazione, di maggiore consapevolezza corporea e di controllo del respiro.

L’esperienza di questi 4 anni è stata decisamente positiva e, da quanto ho potuto osservare, questi obiettivi sembrano essere stati raggiunti. Finalmente il giorno concordato per l’incontro è arrivato; ero molto curioso di conoscerli personalmente e un po’ titubante anche se Olga mi aveva raccontato molto di loro. Era la mia prima esperienza con persone disabili. Io sono insegnante da tanti anni, ho toccato tanti corpi, li ho corretti, ma i loro….. mai, non mi era mai accaduto. I ragazzi, insieme ad Olga e alla coordinatrice del centro, sono arrivati verso le 10. Quando li ho visti così entusiasti, sorridenti e con un bel mazzo di fiori arancioni , creati insieme agli educatori del centro da bottiglie riciclate, i dubbi, i timori sono scomparsi lasciando spazio alla consapevolezza che quell’incontro non lo avrei dimenticato.

Ho spiegato ai ragazzi cosa rappresentavano alcuni manifesti  appesi alle pareti della palestra: gli asana della prima serie di Ashtanga Yoga, il Maestro P. Jois etc…poi si è svolta la pratica. Abbiamo cantato insieme l’OM, Olga ha guidato la lezione e io ho corretto i ragazzi. Come si può vedere dalla foto, questi erano disposti su due file, e alle loro spalle… non c’era il muro come punto di riferimento. Nonostante il contesto diverso e la presenza di me e Margherita( mia moglie e anch’essa insegnante) che li riprendeva, i ragazzi hanno fatto la loro pratica mostrando attenzione a ciò che veniva loro chiesto di eseguire e buona conoscenza degli asana fondamentali, anche se svolte in forma facilitata. La concentrazione, posta soprattutto da alcuni, nel cercare di eseguire la respirazione ujjayi e nel coordinare i momenti di inspirazione e di espirazione con i singoli movimenti, mi ha sorpreso favorevolmente.

É stato anche interessante notare le dinamiche d’aula che si venivano a creare alla presenza di un’insegnante estraneo, ma di cui avevano sentito parlare e che, in quel momento si stava prendendo cura di loro. Lo sbirciare per vedere che cosa veniva fatto agli altri, e se quella particolare correzione sarebbe poi stata fatta anche a loro, mostrava quel desiderio di considerazione che spesso a loro viene a mancare da parte degli estranei. Quindi grande era la gioia di vedere come invece ogni singola correzione venisse comunque erogata a tutti in egual misura, senza quindi fare preferenze.

Altro aspetto interessante è stato il momento della consegna del “Diploma di Partecipazione” alla giornata e il vedere la la reazione emotiva, ma sempre composta, dei ragazzi di fronte ad un evento del genere. Se pensiamo a quanti ricevono numerosi attestati e/o diplomi come se tutto fosse loro dovuto, e non rivolgono nemmeno lo sguardo a chi glie li sta dando, diventa ancora più bello vedere invece la reazione entusiasta di ognuno di quei ragazzi e ragazze nel ricevere cose che in vita loro mai hanno ricevuto, ma che ci auguriamo possano riceverne ancora in futuro. Queste reazioni così spontanee ci dovrebbero fare meditare sul cumulo di sovrastrutture mentali che caratterizzano le persone cosiddette “abili”, incapaci ormai di avere moti spontanei e di entusiasmarsi per un pur semplice gesto.

Osservando questi allievi, mi sono reso conto che l’Ashtanga Yoga può essere una pratica non solo per persone perfettamente integre, ma, se usata con consapevolezza da insegnanti qualificati  e con una profonda conoscenza degli allievi praticanti, può essere eseguita anche da persone disabili. Ciò che però mi ha colpito di più in questi ragazzi è la profonda serietà, l’impegno che ciascuno di loro, in base alle proprie capacità, ha messo nella pratica e il rispetto, l’educazione nei confronti dell’ambiente e delle persone. Mi ha colpito perché spesso si vedono  molti allievi “normali” che praticano (e alcuni sono anche buoni esecutori) senza un vero e proprio spirito yogico; viene data tanta importanza al fisico, alla correttezza dell’esecuzione, alla fluidità del respiro ecc…ma le qualità che ho riscontrato in questi ragazzi: serietà, impegno, rispetto, educazione, sottolineate in Yama e Nyama, i primi “due rami “dell’ Ashtanga yoga  secondo Patanjali ,vengono spesso trascurate e invece dovrebbero rappresentare sempre la base di partenza per la pratica.

Grazie ragazzi è stato veramente un incontro speciale!


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    San Lazzaro di Savena (BO)
  • Sede corsi: Via degli Orti, 44, Bologna

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  • +39 051452956 (Fax)
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