Curriculum Yoga

 
 

Ashtanga Yoga: un’esperienza.


E’ con grande piacere che accetto la richiesta della rivista Re Nudo di pubblicare un breve articolo sull’Ashtanga Vinyasa Yoga, riguardo al quale a breve uscirà, per le Edizioni LSC, un mio libretto introduttivo, intitolato “Ashtanga Yoga: un’esperienza. Introduzione all’Ashtanga Vinyasa Yoga”

Proprio ieri, 18 maggio 2009, è morto Sri Krishna Pattabhi Jois, di quasi 94 anni, il Guru fondatore e divulgatore massimo di questo splendido stile di Yoga, conosciuto in tutto il mondo per merito suo, di suo figlio Manju Jois e di suo nipote Sharat Rangaswami, ed anche per merito di quei tanti maestri certificati o meno che hanno cercato di divulgare l’Ashtanga Yoga con la massima sincerità e dedizione, rimanendo sempre fedeli a quanto loro insegnato da Sri K. Pattabhi Jois.

Sri K. Pattabhi Jois nacque nel 1915 e presto conobbe quello che poi sarebbe rimasto per sempre il suo Maestro, Sri T. Krishnamacharya, morto a 101 anni, che sarebbe diventato famoso per essere stato l’iniziatore di diversi stili derivati da tanti suoi famosi allievi, quali Sri K.Pattabhi Jois, appunto, fondatore e divulgatore dell’Ashtanga Vinyasa Yoga; Sri B.K.S Iyengar, fondatore e divulgatore dell’Iyengar Yoga; Indra Devi, famosa Maestra, morta a centodue anni di età, e divenuta celebre per essere stata la Maestra di Hatha Yoga di grandi attrici quali Gloria Swanson, Greta Garbo ecc.; e infine suo figlio T.K.V Desikachar, fondatore e divulgatore del Viniyoga e promulgatore delle opere e del pensiero del suo famoso genitore.

Pur considerando questa successione di stili di Yoga, apparentemente così diversi, tuttavia lo Yoga di Krishnamacharya si caratterizzava per avere introdotto il concetto di Vinyasa, appreso a sua volta dal suo venerando Maestro indiano, Sri  Rama Mohana Brahmachari, vissuto in Nepal nei primi del 1900, e conoscitore di un famoso e introvabile testo chiamato Yoga Korunta, che T. Krishnamacharya avrebbe appreso a memoria, imparandone tutti gli asana (posture), i vinyasa (movimenti abbinati al respiro), i bandha (i controlli di particolari aree del corpo) ecc. Da quell’esperienza trasmessa direttamente al suo allievo Sri K. Pattabhi Jois, che l’avrebbe divulgato esattamente così come l’aveva appresa dal suo Maestro, sarebbe nato l’Ashtanga Vinyasa Yoga così come lo conosciamo.

Sri K. Pattabhi Jois è stato un Maestro carismatico e pieno di energia, capace di entusiasmare i suoi studenti e di indirizzarli ad una pratica “di sfida” che richiede comunque un certo carattere, una certa predisposizione, un minimo spirito di sacrificio e un fisico possibilmente sano.

L’Ashtanga Vinyasa Yoga spesso viene ritenuto da alcuni uno stile di Yoga un po’ atipico, se per Yoga intendiamo il cliché tanto utilizzato dalle riviste patinate del settore, che riportano belle e sempre giovani ragazze, graziosamente sedute in loto o semiloto con le mani delicatamente appoggiate sulle ginocchia ed uno splendido sorriso sul giovane volto baciato dal sole del primo mattino.

L’Ashtanga Vinyasa Yoga si distingue invece per il suo approccio molto dinamico, caratterizzato da sei diverse “serie” di posture ordinate secondo una sequenza logica, ormai abbondantemente collaudata in migliaia di anni di pratica, che vede una posizione quale preparazione per le altre che verranno. Le sequenze sono perciò disposte in ordine di crescente difficoltà, per cui, se è vero che la Prima Serie (saluti al sole, posizioni in piedi, posizioni sedute, torsioni, ecc.) può essere appresa anche nel giro di un anno di pratica quotidiana, ecco che la Seconda Serie comincia a richiedere una certa esperienza, per essere capaci di approcciare le posture (in genere piegamenti all’indietro e posizioni invertite) con una certa disinvoltura.  Dalla Terza Serie in avanti, le difficoltà diventano notevoli e occorre una grande dose di costanza, di disciplina, di rigore per potere arrivare a padroneggiare tutti gli asana in essa contenuti.

Dalla Quarta Serie in avanti si va nell’ambito dei Maestri Certificati a suo tempo da Sri K. Pattabhi Jois, con un’esperienza minima di almeno 10 anni di costante pratica quotidiana. Si dice che solo una o due persone al mondo siano capaci di effettuare la Quinta Serie per sforare talvolta nella Sesta ed ultima.

Ma tutto ciò non si può fare se non si considerano quelli che Guruji K. Pattabhi Jois chiamava Tristhana, cioè l’insieme di tecniche quali: respiro Ujjayi e bandha (Mula Bandha e Uddiyana Bandha), Asana combinati col respiro (Vinyasa) e Drishti (direzione dello sguardo). Solo attraverso il giusto conteggio dei Vinyasa e la giusta e costante applicazione delle tecniche suddette, unitamente ai primi rami dell’Ashtanga Yoga di Patanjali (Yama = Astinenze e Niyama = Regole di comportamento)  si può veramente parlare di Ashtanga (Lo Yoga degli Otto passi) Vinyasa (movimento abbinato col respiro) Yoga (unione degli opposti). Se così non fosse, il tutto sarebbe mera ginnastica, dice Sri K. Pattabhi Jois.

La pratica dell’Ashtanga Yoga segue due metodologie di insegnamento: quella veramente classica, chiamata Mysore, ove ognuno segue una pratica individuale coadiuvato dall’istruttore che lo corregge e, di volta in volta, provvede a dare una nuova posizione solo se si sono padroneggiate quelle precedenti. Nel caso lo studente non fosse pronto a passare a posture successive, lo si prega di procedere alle posture di chiusura (classici asana eseguiti per un certo tempo, per riportare il corpo in uno stato di normale tranquillità) seguite da un rilassamento di almeno 10 minuti.

Il secondo metodo, molto in voga oggi specialmente ad uso dei principianti e molto utilizzato da Guruji nei suoi workshop in giro per il mondo, è la cosiddetta “guidata”, dov’è l’istruttore a guidare la classe fornendo il giusto conteggio (in genere da 5 a 10 respiri) per ogni vinyasa (movimenti legati alla postura) e provvedendo nel contempo alla correzione delle posture sbagliate. Quest’ultimo metodo ha la grande utilità di abituare anche l’allievo avanzato a non perdere il ritmo tipico dell’Ashtanga Vinyasa Yoga, che proprio per questo non prevede posture tenute per troppo tempo, ma che, al contrario, è piuttosto concentrato su  un fluire di movimenti che lo rendono simile ad una danza, o ad una meditazione in movimento.

Ciò che molti osservano in chi pratica Ashtanga Yoga è la grande propensione a sudare, cosa poco amata da molti italiani, e pur tuttavia questa peculiarità è alla base della pratica specialmente della Prima Serie. Questa Serie è chiamata infatti Yoga Chikitsa, proprio per la sua funzione di “purificazione” del corpo e non solo. Attraverso l’approccio dinamico, combinato con il mantenimento costante dei Bandha e del respiro Ujjayi, non è solo probabile che il corpo sudi, ma dovrebbe sempre sudare proprio per questo effetto di espulsione delle tossine fisiche e mentali e per l’ effetto di purificazione del sangue e quindi di maggiore ossigenazione di tutte le parti del corpo, che cominciano pertanto a perdere il grasso superfluo, a rinforzarsi, a diventare più elastiche e resistenti agli infortuni.

La tradizione dell’Ashtanga Yoga richiede una pratica che dovrebbe essere giornaliera e , specialmente, mattutina, con un sano riposo nel giorno di sabato e nei giorni di luna nuova e di luna piena. Tuttavia, se è vero che i Maestri seguono queste direttive alla lettera, è chiaro che le persone comuni non potranno essere così ligie e dovranno purtroppo arrivare a qualche compromesso sia in termini di tempo da dedicare alla pratica, sia in termini di numero di volte.

Va da sé che i benefici andranno di pari passo con il numero di ore che noi riusciremo a passare sul tappetino e che il minimo richiesto non  può andare al di sotto di almeno due pratiche alla settimana di almeno un’ora e mezza ciascuna.

I sei veleni: Un aspetto vitale della purificazione interna che Sri Pattabhi Jois insegna riguarda i sei veleni che circondano il cuore spirituale. Negli Yoga Shastra è detto che Dio si rivela nel nostro cuore sotto forma di luce, ma che questa luce viene spesso oscurata da sei veleni: kama, krodha, moha, lobha, matsaya e mada. Questi sono perciò: desiderio, rabbia, delusione, avidità, invidia e accidia.  Quando la pratica viene portata avanti con grande diligenza e dedizione per un lungo periodo di tempo, si genera un calore che brucia questi veleni e la luce della nostra natura interiore ritorna a risplendere. (tradotto dal sito ufficiale di Sri K. Pattabhi Jois: www.kpjayi.org/)

Ora che Guruji (così affettuosamente chiamato dai suoi studenti) se n’è andato, il mondo dell’Ashtanga Vinyasa Yoga rimane un po’ scosso, anche se la veneranda età del Maestro faceva presupporre che non sarebbe vissuto molto a lungo. Tuttavia suo figlio, Sri Manju Pattabhi Jois, sua figlia, Saraswati, suo nipote Sri Sharat Rangaswami, e tutto il gran numero di Maestri occidentali, e non, che lo hanno amato e seguito, sapranno sicuramente proseguire il suo cammino, mantenendo questo stile nell’ambito della tradizione millenaria da cui si è sviluppato proprio grazie al grande lavoro e alla grande dedizione di Sri K. Pattabhi Jois.

Al fine di fare conoscere sempre più  questo stile di Yoga, la nostra Associazione AYBO (Ass. Ashtanga Yoga Bologna) già da qualche anno invita  a San Lazzaro di Savena (Bologna) grandi Maestri quali, per esempio, Sri Manju Pattabhi Jois, figlio primogenito di Sri K. Pattabhi Jois e attuale Guru dell’Ashtanga Yoga a livello mondiale. Il prossimo incontro si terrà dal 4 al 10 luglio 2009 e tutte le informazioni potranno essere rilevate visitando il nostro sito www.ashtangayogabologna.com

Focus: Libro ““Ashtanga Yoga: un’esperienza. Introduzione all’Ashtanga Vinyasa Yoga” di Giuliano Vecchiè, Edizioni LSC, anno 2009

Sulla base della mia esperienza decennale di Ashtanga Vinyasa Yoga, in questa mia prima opera ho volutamente evitato di trattare di tecnica, sulla quale già sono presenti sul mercato dei testi di indubbio valore, per concentrare la mia attenzione e quella dei lettori, sul “mondo” dell’Ashtanga, sul lignaggio dei suoi grandi maestri e su tutti coloro che hanno contribuito al successo mondiale di questo grande stile di Yoga classico.  Naturalmente si è anche pensato di inserire molte informazioni sul metodo dell’Ashtanga, così come insegnato da Sri K. Pattabhi Jois, il fondatore e più grande esponente di questo stile fino alla sua morte, avvenuta recentemente.

Con questo libro spero che il lettore neofita possa sentire la curiosità di provare questo metodo di Yoga, e che il lettore esperto possa trovare delle informazioni o delle considerazioni nuove e comunque utili al miglioramento della sua stessa pratica.

                                                                                           Giuliano Vecchiè

                                                                                              www.ashtangayogabologna.com


Dove praticare a Bologna:

Corsi di Ashtanga Vinyasa Yoga tenuti da Giuliano Vecchiè presso il nuovo centro ANANTA YOGA SHALA, Via degli Orti, 44 (3° piano) Bologna

Tel.: 039-3386637586

giuliano@ashtangayogabologna.com

www.ashtangayogabologna.com


Testi utili

Yoga Mala, di Sri K. Pattabhi Jois, trad. Margherita Barbisio, edito da Scuola di Ashtanga Yoga, Roma

Ashtanga Yoga, manuale per la pratica, di David Swenson

Ashtanga Yoga: un’esperienza. Introduzione all’Ashtanga Vinyasa Yoga, di Giuliano Vecchiè, Ed. LSC

Ashtanga Yoga , di Lino Miele, edito da Scuola di Ashtanga Yoga, Roma


 

PERCHE’ QUESTO LIBRO? Articolo su Re Nudo