Lino Miele è stato mio maestro di Ashtanga Yoga per più di sette anni, poi i nostri destini si sono separati per portare avanti, ognuno a suo modo, un compito per noi importante: fare conoscere al maggior numero di persone possibili questa splendida pratica di Yoga. Pur non condividendo Lino in certi suoi aspetti, tuttavia i suoi insegnamenti esprimono indubbiamente la sua solidissima esperienza e pratica personale e merita, proprio per questo, di essere divulgata. Ecco perchè ho deciso di riportare una recensione di Brooke Hewes relativo ad un suo recente workshop tenutosi a Bozeman nel Montana nell’aprile 2008. Buona lettura!

Giuliano Vecchiè

By Brooke Hewes, 4-25-08

http://www.newwest.net/yoga



Traduzione by Giuliano Vecchiè

 

L’altro fine settimana ho avuto il piacere assoluto di incontrare Lino Miele di Roma ad un workshop a Bozeman, Montana. Lino è un insegnante senior di Ashtanga Yoga che pratica da più di 20 anni, anche se non lo direste ad una prima occhiata. È umile come un principiante ed eccitato nei confronti della pratica come se fosse una scoperta recente.


L'Ashtanga Vinyasa yoga è una pratica vigorosa. È una pratica fantastica, di sfida e divertente, ma ciò nonostante vigorosa. Non è una sorpresa, quindi, che i praticanti di  Ashtanga tendano ad essere persone determinate ed atletiche.  Eppure, c’è molto spazio nella pratica per la calma – l’entrare nella calma e nella gioia del momento presente. Con la grazia di un danzatore, le intonazioni di  un esperto “thespian” e la saggezza di uno yogi, Lino ha mostrato in un’aula piena di allievi il lato gentile intrinseco dell’Ashtanga. Il suo metodo didattico è rappresentato dal sistema Full Vinyasa, che lui definisce come un metodo scientifico.


I seguenti punti principiali del suo workshop possono informare ed essere di stimolo a tutti gli allievi di Ashtanga Yoga.

 

1.    Apprendere il Full Vinyasa. Vinyasa si riferisce alla sincronizzazione  fra respiro e movimento. Ogni volta che vi muovete con coscienza del vostro respiro, state completando un vinyasa. Mentre ho sempre saputo la definizione del termine Vinyasa, prima di Lino avevo capito che il vinyasa è ciò che  traspare fra le posizioni: le transizioni dinamiche. Nell’ Ashtanga, per esempio, c’è “un vinyasa„ fra il janu sirsasana A  sul  lato destro e il janu sirsasana A sul lato sinistro, durante il quale il praticante muove il suo corpo, saltando nuovamente in chaturanga dandasana (posizione del bastone sui quattro punti), si porta in  adhomukha svanasana (cane che si distende) e salta quindi in avanti per sedersi. Ed effettivamente, proprio perché sia il respiro che i movimenti del corpo sono coordinati, ciò è vinyasa. O, piuttosto, è full vinyasa. Ma così, dice Lino, sono tutte le posizioni, ed ogni posizione ha un particolare conteggio di vinyasa. Man mano che apprendete la sequenza di Ashtanga Vinyasa, Lino raccomanda agli allievi di imparare questo conteggio; per dare un’idea, l’uttihita trikonsasana (posizione del triangolo), per esempio, ha cinque vinyasa; il parsvottanasana (posizione laterale intensa stirata) ha 5 vinyasa; e il navasana (posizione della barca) ha 13 Vinyasa. Ciò per capire la fluidità del respiro, del corpo e della mente articolati in modo così bello con gli asana.

 

2.    Pratica del Full Vinyasa. Durante quello che Lino chiama una pratica di full vinyasa, siamo ritornati al samasthiti (posizione dell’attenti, la prima nella sequenza di Ashtanga) nella maggior parte delle posizioni, comprese le posizioni sedute. Durante la pratica, Lino ha mantenuto il conteggio. “Allineare ogni asana col respiro,„ diceva. Ha presentato il sistema come uno strumento didattico che dovremmo imparare ma non sempre praticare. Conoscere il conteggio per ogni posizione ci informa dei respiri supplementari o delle nostre distrazioni che così spesso abbiamo fra le posizioni. Se uno si esercita giornalmente col vinyasa fra ogni posizione, la parte migliore del mattino la si dovrebbe passare sul tappetino. (E mentre questo sarebbe piacevole, preparerebbe anche alla maggior parte dei lavori quotidiani.). E ciò porta ad un'altra bella lezione di Lino: impara l’arte e mettila da parte.

 

3.    Non attaccarti al  Full Vinyasa o a nient’altro.  Lino insiste sul fatto che, imparando sistema del vinyasa, si entra più profondamente nella sequenza ed eventualmente in noi stessi. “Voi assaporate il sistema, lo mangiate, lo inghiottite, lo digerite, “ci dice nel suo inglese con forte accento italiano. Col tempo, continua, estendendo ulteriormente la metafora, voi diventate il sistema. “La pratica siete voi, dice,  ed ogni volta che saltate sul tappetino, “voi lavorate su voi stessi„

Anni fa, Lino insegnò questo sistema durante un suo workshop a New York City. Dopo avere appreso il sistema full vinyasa, una donna cominciò a praticarlo quotidianamente (come Lino stesso ha fatto per anni). Lo fece durante la Prima serie  ed poi durante la Seconda serie. Due anni più tardi, vide di nuovo Lino (in Italia o in India, non ricordo) e lei lo stava ancora praticando. “Così è sufficiente. Basta. Fermati,„ le disse. Lei chiese perché. E lui spiegò che  ciò che gli aveva insegnato era da considerarsi come uno strumento d’apprendimento, per diventare maggiormente consapevoli, ma da non eseguire giornalmente. Lei  cominciò a piangere, ma non con lacrime delicate, bensì con singhiozzi veri e propri. “Perché piangi„ le chiese. E la risposta fu: “Perché mi hai tolto il mio bambino.„

È vinyasa, ci ha ribadito con un sorriso sapiente e un gesto del dito, non un bambino. In altre parole, non attaccatevi.

 

4.    Coltivate la compassione  per voi stessi. “Quello che non fate oggi, lo farete domani,„ Lino ci ha detto. In termini di vinyasa, imparate il conteggio adeguato per ogni posizione ed aspirate ad esso. Nel frattempo, siate pazienti e fate delle pause fino a quando il vostro respiro diventerà più lungo e diventerete più adatti ai passaggi.

 

5.    Praticate la postura, non l’Orgoglio. Che Lino, dopo essersi messo in una difficile postura e scrutando la sala con un petto gonfio e arrogante, dimostra guardando verso il soffitto e, con una mano sull’altra,  spingendo verso il basso il suo ego. Lo Yoga, spiega, ci dà molte occasioni di soddisfazione. Quando dopo averci lavorato per molto mesi, e forse per molti anni, arrivi a fare una posizione senti un senso di completamento e vai avanti. Quando ti muovi con fluidità e in modo appropriato attraverso il full vinyasa, congratulati con te stesso ma poi ritorna al tuo respiro. Riporta il tuo ego a terra esattamente come fai con il tuo alluce in samasthiti

 

6.   Va avanti e ridi. Divertiti. Ma nel frattempo sii sicuro di mantenere il tuo vinyasa.

 

7.   È GIUSTO essere egoisti. Ritagliatevi il vostro tempo per la vostra pratica senza sentirvi colpevoli. Con la vostra pratica, egli dice, aprirete il vostro cuore ad un senso del vivere più allegro e più intrinseco. Cambierete. Troverete la calma e la pace. Facendo tale spazio in voi stessi, ispirerete l'amore e la consapevolezza negli altri. E, una volta trovato il vostro tempo, andate avanti ed esercitatevi nel full vinyasa. Ci vorrà forse più tempo, ma, come una donna con cui mi esercito mi ha fatto notare così intuitivamente, “è come il ritornare in superficie per prendere aria… uno ha la possibilità di riempire completamente i polmoni prima di immergersi nuovamente dentro la pratica.„ Ritornare in samasthiti fra le posizioni non è una cosa noiosa, esso permette di rinvigorirsi per le molte occasioni di prendere respiri più  profondi e comodi.

 

Attenzione, Attenzione. Piano, piano, Lino lo ripete più volte. Prestate attenzione al modo esclusivo in cui il vostro respiro fluisce attraverso il vostro corpo.  E se il vostro respiro è troppo rapido o vigoroso, fermatevi, mettete la vostra mano destra sopra il vostro cuore ed riprendete il vostro respiro prima di procedere. Di nuovo, dato che il full vinyasa rallenta e rende più profondo il vostro respiro in modo che possiate muovervi attraverso il conteggio dei vinyasa, state attenti. Siate consapevoli. Siate

A lezione da Lino Miele